FAQ
Il procedimento di validazione

Quando un eprint viene depositato in Unitn-eprints, rimane in un archivio temporaneo (buffer) per il procedimento di validazione bibliografica. Il controllo effettuato dallo staff bibliotecario non riguarda i contenuti scientifici ma la correttezza dei metadati inseriti e la corrispondenza tra dati (il file) e metadati (descrittivi), per offrire un elevato standard di descrizione bibliografica e favorire l’efficacia del protocollo di trasferimento OAI-PMH per l’interoperabilità fra archivi e motori di ricerca.

Definizioni e terminologia

È utile fornire qui di seguito la definizione di alcuni tra i termini utilizzati in ogni documento riguardante l’Open Access, poiché autori e editori vi attribuiscono spesso un diverso significato e ciò può causare problemi al momento del trasferimento dei diritti d’autore.

  • Eprints (generico) : versioni elettroniche di articoli, prima o dopo il processo di referaggio e/o pubblicazione
  • Preprints : versioni degli articoli prima del processo di referaggio (peer-review)
  • Postprints : versioni degli articoli dopo il processo di referaggio (non necessariamente nel formato dell’editore per la pubblicazione)
  • Corrigenda : elenco delle variazioni subite da un preprint durante il referaggio (da abbinare ai preprints se l’editore non consente l’archiviazione del postprint).

Per maggiori approfondimenti, vedi anche http://www.sherpa.ac.uk/ e la sezione Aspetti legali: posso depositare sull’archivio?

Il circuito internazionale

L’archivio Unitn-eprints fa parte di un più ampio circuito internazionale di archivi Open Access, tutti conformi al protocollo internazionale OAI-PMH, che permette l’interoperabilità e lo scambio di dati e metadati tra i singoli archivi ma anche tra archivi e database citazionali (es. Citeseer ) o motori di ricerca scientifici e/o specializzati (es. Google Scholar , OAIster , Pleiadi , Metalis ...), assicurando una grande visibilità e disseminazione del prodotto scientifico archiviato.

La visibilità

Per un articolo scientifico, essere archiviato in una repository istituzionale fa la differenza; prova a inserire il titolo di un articolo (completo o per parole chiave) oppure il nome di un autore (Cognome Nome) in un motore di ricerca come Google; se l’articolo è stato depositato in una repository istituzionale,  verrà recuperato ai primi posti della lista di risultati fornita dal motore di ricerca. La stessa efficacia (che si raggiunge grazie al protocollo OAI-PMH) non è garantita per gli articoli depositati nel cosiddetto “deep web”, ossia su siti non accessibili liberamente (per esempio a pagamento e protetti da password) o su siti che presentano le pagine HTML come risultato di una interrogazione da parte di un utente (per esempio la ricerca in un catalogo dove l'utente inserisce il titolo, l'autore, ecc. di un libro).

Aspetti legali: posso depositare sull’archivio?

Con l’autoarchiviazione l’autore mantiene tutti i diritti morali ed economici sul proprio lavoro in accordo con la legislazione vigente sul diritto d’autore, sui brevetti e la proprietà intellettuale.

Come ricorda Stevan Harnad dell’Università di Southampton,  “può essere più facile plagiare i testi presenti sulla rete e pubblicarli come propri, che farlo con i testi cartacei, ma è anche molto più facile e immediato rilevare e scoprire tali plagi se il testo è on-line e non cartaceo” (Self-Archiving FAQ). Da questo punto di vista non è di secondaria importanza che l’atto stesso di archiviazione su una repository istituzionale permetta di risalire alla data in cui si è effettuato il deposito.

L’autoarchiviazione non è stata concepita come un’alternativa ai metodi tradizionali di pubblicazione commerciale, ma come metodo complementare di disseminazione e valorizzazione della produzione scientifica.

Vuoi sapere se il tuo editore ti permette l’autoarchiviazione su un archivio Open Access? Consulta le tabelle dei Progetti Sherpa e RoMEO . Il progetto RoMEO ha utilizzato colori diversi per evidenziare le diverse politiche sul copyright adottate dalle case editrici, suddividendole in quattro categorie:

bianco: autoarchiviazione non supportata

giallo: consentita l' auto-archiviazione del preprint (= bozza pre-referaggio)

blu: consentita l' auto-archiviazione del postprint (= bozza referata)

verde: consentita l' auto-archiviazione sia del preprint che del postprint

Secondo Stevan Harnad dell’Università di Southampton, nel 2004 ben il 92% delle riviste scientifiche, accademiche e referate adottava una politica “verde”; per alcune riviste Harnad parla di “verde pallido” (poiché consentono l’autoarchiviazione del solo preprint); per altre di “verde maculato” (poiché consentono l’autoarchiviazione del solo postprint); altre ancora sono “verde intenso”, poiché consentono l’autoarchiviazione di pre- e postprint.

Cosa può fare l’autore per l’Open Access?

Mantenere il copyright sui propri articoli (o negoziare la cessione dei diritti con il proprio editore). Ricorda che per poter pubblicare, gli editori non hanno bisogno della cessione di tutti i diritti d’autore, mentre per poter autoarchiviare l’autore deve ritenere sempre i propri diritti, cedendo solo quello di prima pubblicazione. Gli editori consentono di norma agli autori di modificare il copyright transfer agreement: è importante perciò ritenere sempre i diritti, cedendo solo quello di prima pubblicazione: i diritti servono per l’auto-archiviazione, per riutilizzazioni (convegni, antologie, saggi), per usi didattici, per la disseminazione.

  • Scegliere di pubblicare su riviste che adottano licenze non esclusive.
  • Scegliere di pubblicare su riviste che favoriscono l’autoarchiviazione.
  • Inviare i propri articoli ad una rivista Open Access ; (ne esistono moltissime, accademiche, referate e indicizzate (ad esempio: BioMed Central Journals, PLoS Biology, PLoS Medicine, Bibliotime, ...).
  • Collaborare ai comitati editoriali o al peer-review di riviste Open Access.
  • Fare pressioni sulle riviste a pagamento e sulla propria società scientifica perché adottino un modello Open Access.
  • Assicurarsi che la propria istituzione abbia installato un archivio di eprints conforme a OAI.
  • Autoarchiviare i propri preprint nell’archivio.
  • Autoarchiviare i propri postprint (o i file di corrigenda) nell’archivio.
  • Fare uso di licenze e contratti alternativi.
Ulteriori responsabilità e garanzie sui contenuti dell’archivio

La responsabilità dei contenuti dei lavori depositati in Unitn-eprints è dell’autore, che solleva i gestori dell’archivio da ogni responsabilità nei confronti di terze parti, la violazione dei cui diritti ricade espressamente sull’autore.

Il contenuto delle singole opere riflette le opinioni personali degli autori e non è espressione delle linee politiche, ideologiche o scientifiche dell’Università degli Studi di Trento o dei gestori dell’archivio, che esercitano un’attività di controllo puramente formale (bibliografica, biblioteconomica e tecnica) sui dati e i metadati inseriti nell’archivio.

I gestori dell’archivio declinano ogni responsabilità per eventuali errori o omissioni presenti nell’archivio, e ringraziano i lettori per le segnalazioni in proposito.

I documenti depositati nell’archivio posso essere utilizzati entro i limiti della legislazione corrente sul diritto d’autore e sulla proprietà intellettuale, per scopi di studio e/o ricerca, senza scopo di lucro, e previa corretta ed esaustiva citazione delle fonti .

I gestori dell’archivio declinano ogni responsabilità sull’uso improprio dei contenuti dell’archivio effettuato da eventuali terze parti.

I gestori dell’archivio declinano ogni responsabilità per l’eventuale trasferimento e la cessione dei diritti a terze parti (es. case editrici) relativamente ai documenti depositati nell’archivio.

I gestori dell’archivio non possono garantire la sicurezza e la compatibilità del software con tutti i sistemi operativi, né sono responsabili di eventuali problemi tecnici o trasmissioni di virus derivanti dal download di quanto contenuto nell’archivio.

(Si ringrazia la Firenze University Press per l’aiuto e la collaborazione nella stesura di questa sezione).

Cos'è l'autoarchiviazione?

Autoarchiviare significa depositare un documento digitale in un sito web pubblicamente accessibile, preferibilmente un archivio di eprint conforme ad OAI . L'operazione di deposito implica l'uso di una semplice interfaccia web tramite la quale chi deposita copia e incolla nel sistema i "metadati" (nome dell'autore, titolo, nome della rivista, data, ecc.), e quindi allega il documento a testo pieno. (Traduzione italiana di Self-Archiving FAQ for the Budapest Open Access Initiative (BOAI), testo originale su http://www.eprints.org/self-faq/. A cura di Michele Santoro. Revisione di Serafina Spinelli.)

Circuito internazionale

Grazie alla conformità ad OAI, non ha più importanza se i documenti sono archiviati in un archivio di eprint centralizzato o in molti archivi distribuiti. Essi sono tutti interoperabili e raccoglibili in un archivio "centralizzato" virtuale in cui tutti i contenuti sono navigabili e recuperabili senza soluzione di continuità. Comunque da un punto di vista strategico c'è una differenza fra l' autoarchiviazione istituzionale e quella centralizzata. (Traduzione italiana di Self-Archiving FAQ for the Budapest Open Access Initiative (BOAI), testo originale su http://www.eprints.org/self-faq/. A cura di Michele Santoro. Revisione di Serafina Spinelli.)

Open Access

L’Open Access (OA, accesso aperto) concerne la letteratura scientifica e di ricerca che gli autori mettono a disposizione alla comunità senza aspettarsi un diretto ritorno economico; come afferma Peter Suber, “[i]n molte discipline le riviste scientifiche non retribuiscono gli autori, i quali possono dunque consentire l'accesso aperto senza perdite economiche” (traduzione italiana di “Breve Introduzione all'Accesso Aperto” )

La letteratura ad accesso aperto è disponibile online in modo immediato e gratuito: i lettori che dispongono di un accesso a Internet possono accedere gratuitamente a tali opere per scopi didattici e di ricerca.

Secondo P. Suber (traduzione italiana di “Breve Introduzione all'Accesso Aperto”) “l' accesso aperto è compatibile con il processo di referaggio (peer review) e tutte le più importanti iniziative per l'accesso aperto alla letteratura scientifica e accademica ne ribadiscono l'importanza. Come gli autori cedono gratuitamente i propri lavori alle riviste, così la maggior parte dei curatori e dei referee delle riviste prestano gratuitamente la propria opera.”

L’accesso aperto opera all’interno delle disposizioni vigenti riguardo al diritto d’autore e della proprietà intellettuale. L’Open Access permette di leggere, scaricare, copiare, distribuire, stampare o effettuare dei link ai testi completi delle opere, indicizzarli o utilizzarli per ogni altro scopo legale, senza ostacoli finanziari, legali o tecnici. Gli autori mantengono sempre i propri diritti morali e il diritto di venire citati e riconosciuti in quanto autori dell’opera archiviata.

Licenze Creative Commons

Alcuni autori scelgono tuttavia di limitare alcune forme di utilizzo dell’opera, o di affermare esplicitamente le regole di utilizzo dell’opera, applicando ad esempio le licenze Creative Commons ai lavori da archiviare. Esiste anche la versione italiana di Creative Commons, disponibile alla pagina http://www.creativecommons.it.

Creative Commons è un’organizzazione no profit che offre una gamma flessibile di licenze “some rights reserved” per proteggere i lavori creativi, costruite per fornire un grado di protezione intermedio fra il tradizionale copyright “all rights reserved” e il public domain “no rights reserved”. E’ possibile scegliere tra le tipologie:

Attribuzione (Attribution). L'autore permette che l'opera, così come anche le opere che da essa eventualmente deriveranno, sia copiata, distribuita, mostrata, etc. (secondo la natura dell'opera) soltanto a condizione che chi compie tale azione ne citi chiaramente l'autore e la fonte.

Non commerciale (Noncommercial). L'autore permette che l'opera, così come anche le opere che da essa eventualmente deriveranno, sia copiata, distribuita, mostrata, etc. (secondo la natura dell'opera) soltanto a condizione che chi compie tale azione non abbia fini commerciali.

Non opere derivate (No Derivative Works). L'autore permette che l'opera sia copiata, distribuita, mostrata, etc. (secondo la natura dell'opera) soltanto se la copia è letterale e nell'interezza dell'opera. Eventuali modifiche dell'opera non sono concesse.

Condividi allo stesso modo (Share Alike). L'autore permette che le opere derivate dalla sua opera siano distribuite soltanto a condizione che esse vengano rilasciate sotto la stessa licenza dell'originale.

Secondo la traduzione italiana di Self-Archiving FAQ for the Budapest Open Access Initiative (BOAI) , a cura di Michele Santoro con revisione di Serafina Spinelli, “lo scopo dell'autoarchiviazione è di rendere i testi completi dei prodotti di ricerca peer reviewed di studiosi e scienziati e loro istituzioni, visibili, accessibili, raccoglibili, ricercabili e utilizzabili da qualsiasi utente potenziale che abbia un accesso a Internet. Lo scopo di questa massimizzazione dell'accesso pubblico ai risultati della ricerca online è di massimizzare la visibilità, l'uso e l'impatto - che a loro volta massimizzano non solo i benefici per i ricercatori e le loro istituzioni in termini di prestigio, premi, stipendi e finanziamenti, ma anche i benefici per la ricerca stessa (e quindi la società che la finanzia) in termini di diffusione, applicazione e crescita, produttività e progresso.”